Molto spesso quando penso alla figura di un’educatore e più nello specifico alla figura di capo clan e capo fuoco, penso ad una persona solida che possa essere un testimone credibile per i ragazzi.
L’emergenza educativa va affrontata attraverso una testimonianza credibile e fornendo modelli coerenti, per questo gli educatori devono essere “persone vive, adulte, mature, appassionate”.
E’ quanto ha affermato il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in un’ intervista a “L’Osservatore Romano” e credo che al giorno d’oggi dove i “nostri” ragazzi avvertono la mancanza di punti di riferimento validi, sia nostro compito come capi e soprattutto come educatori, supportati dal nostro metodo e dalla nostra formazione, fornire questi punti di riferimento.
Ho sempre trovato molto faticoso ma nello stesso tempo assai gratificante fornire a questi ragazzi che si sentono disorientati un modello di coerenza e testimonianza viva e soprattutto non dobbiamo porci nei loro confronti come amici ma piuttosto come fratelli maggiori. Spesso non vediamo i frutti del nostro lavoro immediatamente ma solo dopo alcuni anni e questo fa si che spesso ci sentiamo inutili, ma non ci deve far perdere la voglia di seguire i nostri ragazzi.
Tutta questa “fatica” mi ha permesso nel corso degli anni di crescere fortemente, di mettermi in discussione continuamente, di non dare mai nulla per scontato, di imparare ad ascoltare piuttosto che consigliare, di non mettermi mai su un piedistallo per giudicare, di insegnare a prendersi le proprie responsabilità di fronte agli insuccessi, di accogliere ogni ragazzo nello stesso identico modo, e di non mostrarsi un superuomo!
Non sempre credo di essere riuscito nel mio intento, anche perchè sarei un robot e non un essere umano, ma credo fortemente di essere riuscito a passare una testimonianza silenziosa e viva e soprattutto una costanza faticosa nell’accogliere e ascoltare i ragazzi.
Ritengo infine necessaria una corresponsabilità educativa tra noi capi ed i genitori che fin troppo spesso, purtroppo, viene a mancare.
In tutto questo avverto un problema di fondo, cioè che troppo spesso noi capi ci troviamo nellla stessa situazione di disorientamento che hanno i nostri ragazzi ma non dobbiamo farci prendere dal panico, al contrario facciamo un bagno di umiltà e cresciamo insieme a loro passandogli però questo nostro desiderio di fare un esercizio di coerenza nei loro confronti, e anche nei nostri, forte e chiaro che permetta loro di capire in che direzione stiamo andando e a chi potersi aggrappare in caso di bisogno.